Tutti sanno

tutti sanno cosa vuol dire soffrire,
ma non tutti sanno cosa vuol dire
essere persone che soffrono.

arriva un’ora, la sera,
in cui, se sei solo,
se lo sei da un po’,
non hai neanche più voglia di provare
quel che provi,
la lontananza di qualcuno,
certe cose assurde della vita
che, con un po’di buona volontà,
potrebbero essere
infinitamente più semplici,
e muovono regolarmente
a tuo svantaggio,
perché sei un bersaglio facile,
perché ci sei abituato,
a non schiodarti mai.

tu cerchi di non pensarci,
e ti rimane questo
mal definito stronzo nel gozzo,
e sai che lì deve stare,
per sempre, forse.

provi a fare una vita come si deve,
serena, equilibrata,
e non incontri nessuno.

viene voglia di fuggire,
o di ripararsi,
e a primavera ci si scopre.

da gennaio
sono in fuga.

provo tanto dispiacere
e, allo stesso tempo,
non me ne frega niente.

funziona così
per chi si attacca alla bottiglia?

e per churchill
come funzionò?

la sofferenza
è un continuo viaggio verso l’ignoto.
l’unica certezza
è che la meta è singolare.

e questa è una cosa
che non piace quasi a nessuno.

Un pensiero riguardo “Tutti sanno

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