messaggio

in un nuovo bar,
in un nuovo quartiere,
con mia mamma.

ci sediamo fuori,
entro per ordinare.

la ragazza mi sorride.

uso modi gentili
per essere sbrigativo e scostante.

credo che se ne accorga,
ci rimane un po’lì,
ma prende la comanda e chiuso.

poi, mia mamma se ne va,
e resto io.

lei mi vede pensieroso,
bah, se la ride, forse.

20 minuti.

entro
per pagare.

mi guarda negli occhi.

la guardo
negli occhi.

cinque e quaranta,
le do venti,
vuoi quaranta, le dico,
si affretta
a rispondere
un ventoso sì.

il messaggio mio,
vedi, io ti voglio tanto bene, tanto, non male,
però avete veramente rotto i coglioni.

e gentilmente, quasi deserto,
le dico ciao, grazie.

imbocco la viuzza,
esco sul corso,
passano due bambini
in bicicletta
sul marciapiede.

nella mente, dico,
adesso posso crollare per terra,
ragazzi?

prego,
fai pure,
mi dicono,
smanubriando verso la prossima
partita.

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eldorado

a scuola devi impegnarti,
ma senza fare il saccente,
e senza indovinarle tutte.

con gli amici devi essere sveglio,
ma non troppo,
che poi ti odiano.

con le ragazze sii gentile,
ma non uno zerbino,
se no poi si approfittano.

al colloquio di lavoro,
assertivo,
ma non invasivo,
altrimenti ti dicono
cazzo ci fai qua?

ora, forte della mia esperienza,
vorrei andare in un posto
dove c’è qualcuno,
però non c’è nessuno.

è possibile?

sliding doors

stavo sfogliando il catalogo del kindle store
nella sezione bestseller un titolo di osho
“la vita è semplicissima”

e subito sopra,
nella sezione letteratura,
un romanzo di pirandello
con la sua foto in copertina

dovevate vedere la sua faccia

meglio che non mi azzardi a descriverla