curiosamente, muoio

curiosamente, muoio,
nel mio dialetto,
si dice a mor.

non è che io mi senta perfettamente
aderente
a tutto questo.

del resto,
in un certo senso,
non si è mai simili a nulla,
quindi ho poca fiducia
in questa scarsa aderenza.

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pigia e ripigia

mi piacciono i documentari sullo spazio,
e ho immaginato,
magari bisognerebbe trovare il modo
di mandare una sonda al centro del nucleo,
il centro geometrico della terra,
vederlo oscillare,
vedere quello che c’è dentro,
poi dentro quello che c’è dentro,
e non facciamo tardi, potremmo
ritrovarci da vecchi di millenni,
a pensare toh, il segreto
stava sotto i nostri piedi.

Play the game

lei guarda te
di sfuggita,
io dico con gli occhi lascia perdere,
davvero, non importa,
e me ne vado di spalle.

a quel punto mi chiami
col tuo arrivederci,
e io non so mai bene
dove andare.

il gioco del banco e dei silenzi,
degli occhi che parlano,
delle tette che appaiono,
del chi mi porta il caffè
questa volta
prosegue.

i tuoi occhi marroni mi dicono ogni cosa,
timidi, profondi,
pieni d’amore, a volte decisi.

ma è una settimana
che penso a lei,
sono in tre, quattro, quindicimila,
sospese in questo gioco di specchi
e vicoli e corsi.

e tutto rimane questo,
non posso parlare per primo,
finora ho sbagliato tutto
e forse sbaglierò ancora,
vediamo con l’ultima carta,
quella che conosco meglio:

il silenzio.