Una cosa veloce, che non c’entra niente, ma l’ho messa su FacciaLibro

Spesso l’insoddisfazione è causata da aspettative troppo alte,
ma se tu mi dici che arrivi alle 10, io mi creo l’aspettativa che tu arrivi…
…magari anche con 20 minuti di ritardo, ma poi arrivi…
Fino a un po’di tempo fa erano le rockstar a arrivare in ritardo di tre ore,
adesso fanno così TUTTI.
E se glielo fai notare, lo stronzo sei tu.
Va bè, sopportiamo.
Però, una volta lasciatemelo dire: vaffanculo a tutti i ritardatari.

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La notte della panchina lacrimosa

la notte della panchina lacrimosa,
del primo tepore
e dei quattro cazzi abbaiati
in silenzio.

lampioni spenti,
da questa parte della piazza.

monete scordate,
portici,
impossibile giro
di semafori.

mi punta un cane
dal guinzaglio lungo,
è curioso.

i suoi padroni
sono in due,
lei mi infastidisce,
lui
lo disprezzo.

dall’altro lato,
zampetta un barboncino bianco.

tutto sommato,
un adeguato passaggio
di gente,
ma in auto.

la brezza,
la navetta
a chiamata.

una radio.
una giornata
difficile.

indignarsi.
a vuoto.

diventi stronzo
e sai perché.

il che produce l’effetto
di uno sguardo magnetico.

qualcuno,
per sfogarsi,
ti tampona
volontariamente.

e niente,
sono qui, in attesa
della stoccata finale,
che non arriva.

Indolente notte (o l’appartamento di nord-est)

una cosa pigra,
indolente,
mentre ascolto una colonna sonora
indolente.

all’appartamento di nord-est trombano,
e, voglio dire,
fats domino e due che trombano.

un’assistente, la birra,
e la mia migliore amica liquida,
l’acqua.

si passa a nina simone,
nel silenzio indolente.

io sapevo comprendermi
del canto dei passeri alle 5 del mattino
fino a un anno fa.

in queste mattine,
un angolo acuto dell’anima
mi ha impedito di goderne.

tra poco,
la mia posizione sarà più solida.

e vinci,
e perdi,
e lasci indietro,
e il cuore piange,
si fa le sue ragioni.

tutto nella necessità
di mantenere un’identità
presentabile.

sapevo ascoltare,
un tempo,
di un ascolto
dal basso verso l’alto,
e dal collo
rialzato.

adesso non vedo l’ora
che la situazione
volga al termine.

non faccio che pensare
all’atteggiamento da tenere e,
per carità,
carpisco la maggior parte
del detto,
ho reazioni, diplomazie.

neil young.

stavo pensando di entrare in una farmacia di turno
e dire,
buonasera,
vorrei un tubetto di compresse di cefalo.

ma titti,
chissà dov’è.

ed ecco jim.

una sera, parlando con p.,
alla radio uscì
de andrè.

p. disse,
eccoti, fabrizio,
grazie,
come sempre
arrivi al momento giusto.

quel discorso
mi è rimasto impresso,
finchè fabrizio
non è arrivato al momento giusto
anche per me.

there’s danger
on the edge of town.

ride the king’s highway,
babe.

e adesso,
metto in riproduzione il silenzio.

le schiere di malcapitati.

cos’ho io
a che fare con loro?

la consapevolezza spirituale
del dolore di vivere?

come potrebbero
riconoscermi?
come avvicinarmi a loro?
potrei mai farlo?

non potrò mai.
nessuno può.
ecco che bella fine fanno
le nostre convinzioni sull’economia.

equità,
redistribuzione della ricchezza,
imposta patrimoniale.

mafia,
un’incontrovertibile,
parossistica
valangata di mafia.

e adesso metto bob dylan.
questo nulla
mi ha già fatto
preoccupare.